Una svolta estetica

di Fabrizio Mele

Una svolta estetica. Il nostro sguardo, i nostri muscoli, si dirigono a lei. Con ciò non vogliamo negare che nelle politiche umane la concreta economia e gestione, persino la trasformazione geometrica del cittadino, la sua trasposizione a punto in movimento, la sua razionalizzazione, la sua formalizzazione e infine la sua trasfigurazione estetica in pubblico partecipante, valga meno della visione di un bel paesaggio o della sensazione di serenità o viceversa di depressione e disagio operante sulla persona. Non si tratta di questo: noi non condividiamo e reputiamo superficiale la posizione manichea e bipolare: insomma, non siamo più entusiasti partecipanti della lotta tra fazioni.

Ci chiediamo piuttosto perchè dovremmo separare in due elementi – l’economia gestionale e il sentire della persona –, una stessa forza in azione nel processo vivente: la vita comunitaria. Oggi più che mai è evidente che il benessere del cittadino (con la sua trasposizione politica nel cosiddetto welfare) e la forza economica sono voci di un’unica melodia, affluenti di uno stesso fiume. La questione è piuttosto quella di pensare e scegliere dove dirigere il potenziale promesso a tale forza, se innescare un processo atto ad aumentarne la capacità e manifestarne le potenzialità o magari uno più incline al suo dispendio. I periodi di dispendio, sia chiaro, non sono qui pensati come negativi e posti in contrapposizione ai periodi di ricchezza, possono addirittura essere auspicabili come segni di una sovrabbondanza di forza, calice straripante che mantiene il proprio equilibrio al suo limite.

C’è però un certo dispendio che inibisce e spegne, come una perdita totale; in questo caso abbiamo uno sbilanciamento controproducente della forza in un’unica direzione a discapito di ogni altro vettore, come se l’acqua di un fiume invece di essere portata a città e campagna fosse convogliata in un’unica direzione, lasciando così siccità in una delle due parti. La ragione economica e la sua forma pubblica, l’economia politica, innescando e imprimendo, con regole e scambi, orientamento alla forza (cioè, lo ricordiamo, quella comunità che comprende in sé anche l’esteticità), influiscono sul sentire del cittadino e sulla qualità del suo abitare, portando – come si dice – acqua al proprio mulino, e rischiando così di favorire la siccità di cui sopra.

Dunque, a maggior tripudio della stessa economia, varrebbe la pena di ridar luogo al sentire, nel nostro caso mostrato sotto il nome di qualità della vita, varrebbe la pena di innescare l’auspicato circolo virtuoso ridando voce ai sogni dei cittadini, un calice tanto carico da risultare oggi straripante.
Dunque una svolta estetica, a riequilibrare. Ed eccoci al naviglio e alle sue voci.

Le seguenti parole rappresentano una scelta tra i tanti commenti lasciati dai cittadini in occasione della anteprima della mostra “Naviglio, cuore di Milano”.

“Immaginare Milano con canali che attraversano la città è davvero suggestivo…mi auguro che in futuro per rendere più vivibile la città sia già sufficiente togliere le auto!!!”

Massimo A.

“Cara Milano, com’eri bella…ti teniamo nel cuore, con la speranza che tu possa tornare la nostra cara Milan cunt’ el cor in man’.”

Alessandra A.

“Nous felicitans de toutes nos forces que l’operation Naviglio soit un succes et que cet aspect de Milan soit a noveau visible pour les anciens et les enfants futur.”

2 travais de Neuerille en Aves noi

“Voglio andare al lavoro in canoa: forza Navigli!”

Paolo

“Riapriamo le chiuse! Spacchiamo il cemento! Milanesi: armatevi di buonsenso o di picconi!”

Giulia e Filippo (amanti di Milano)

“La città è l’espressione dell’aggregazione degli uomini nella forma più complessa…nulla esclude che i collegamenti siano fluidi.”

Rosalba

“Una Milano senza acqua è una città assetata!”

Giustina

“Ma cosa c’era e c’è di più bello dei fiumi, dei navigli, per dare pace all’anima?”

Rosaria

“Quando ho visto la foto del naviglio in San Marco credevo di essere matta!”

Elena

“Impressionante la foto/reportage ‘Vista laghetto di via San Marco’. Non avevo mai pensato ai navigli in questo modo. Complimenti.”

Viviana P.

“Proiettare nel futuro ciò che il passato con le sue tradizioni e le sue bellezze ci ha regalato. L’acqua…il naviglio lungo la città, un sogno da realizzare.”

Fulvia L.

“Sarebbe interessante riaprire una parte dei navigli: renderebbe la città un po’ più ‘lenta’ e a misura d’uomo.”

Carla

“Ricercare il passato è finalmente svelare il presente: un bell’albero ha delle profonde radici.”

Luca O.

“Acqua, cultura, storia, arte…di un passato che può diventare presente.”

Simona

“Il ricordo della mia infanzia in merito ai navigli, è quello del naviglio di Piazzale Cantore. Coperto quando ero ancora piccola (sono del 1946); il mercato di frutta e verdura che lo affiancava, un salvataggio fatto da mio padre o mio zio, di una persona caduta dentro. Dolci ricordi di un periodo dove si viveva subito dopo la guerra, come in famiglia.”

Lucrezia

“La nuova Milano sorge su quell’antica. Riscopriamo le nostre radici, i nostri valori. Lasciamo il meglio ai nostri figli.”

Valeria B.

“Hoy dia e visto nascere el sol por medio de esta esposizione pero es un peccado che el hombre es vittima di un sistema que no respetta la natura, el arte che nos da un motivo per vivere felice e sereni con noi stessi.”

Luis P.

“Milano centro d’Europa!”

Marco P.

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5 risposte a Una svolta estetica

  1. emiliano ha detto:

    Caro fabrizio,
    mi appare, soprattutto dopo i nostri ragionamenti a parco sempione, chiaro il senso delle tue parole. Anche io penso che l’estetica possa assumere le forme di un nuovo racconto comunitario e, assieme, di una nuova sfida sociale: un racconto corale e sperimentale alla ricerca delle nuove forme urbane e una sfida morbida, levigata, accogliente. Il terreno su cui si gioca è la cortocircuitazione delle funzioni tecniche dell’organizzazione sociale; la posta è la bellezza del dialogo, dei piccoli racconti esuberanti delle nostre intenzioni estetiche.

  2. vast ha detto:

    se si può (e se interessa), segnalo un mio piccolo contributo sul ruolo dell’acqua nella storia di Milano: http://il-lato-oscuro.blogspot.com/2010/05/milano.html

    • cuoredimilano ha detto:

      Ciao a tutti. E ciao a Vast, che ringrazio per i commenti. Il suo lavoro su http://il-lato-oscuro.blogspot.com/2010/05/milano.html è davvero interessante. Qui si tenta di introdurre il lettore al senso della città, a una riflessione su cosa significa viverla e sceglierla. Nulla dunque della passiva fruizione di un luogo. Un unico appunto. Se è vero che le grandi città nascono come centri di scambio (sopratutto economico, ma la parola, la canzone, la cultura non sono archetipi di ogni scambio?) e non come luoghi di residenza, è anche vero che oggi non si può più partire da questa considerazione. Credo proprio per questo necessario il concetto di svolta estetica, come tentativo di rianimare il senso della città tanto economico che abitativo. A meno che non si voglia vedere Milano trasformata in un grosso centro commerciale con orari di chiusura e apertura all’ingresso. Ovviamente la clientela non si preoccupi: siamo dotati di ampio parcheggio.
      Segnalo il sito nei nostri link.

      • vast ha detto:

        sì, giusto, condivido. Nascono come luogo di scambio (in senso lato: di curiosità, di conoscenza) e diventano qualcosa di unico e più complesso. Su questo poi sono un po’ all’antica: bello = buono, e viceversa.

  3. vast ha detto:

    e grazie comunque dei complimenti.

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