Riapertura dei Navigli dopo il voto: Linee guida su cosa fare adesso

Leonardo da Vinci quasi mille anni dopo è ancora tra noi a rilanciarci la sfida. Lui, il problema lo aveva risolto, e ovviamente in modo brillante. Adesso è una straordinaria opportunità che deve essere messa nelle mani dei nostri giovani migliori talenti italiani, architetti, urbanisti ed ingegneri.

Prima la richiesta di referendum ad hoc, tramite una raccolta di firme, e dopodiché il voto di una maggioranza pressoché trasversale di milanesi, ha definitivamente reso noto alle istituzioni e alle amministrazioni, che il Progetto della riapertura dei Navigli non è solo una discussione tra anziani nostalgici che bevono il bianchino al bar del Giambellino, ma un progetto tra i più importanti e strategici, nella rosa dei due o tre che saranno la chiave nello sviluppo e del futuro di Milano.

Nell’attesa che il Comune si pronunci sui risultati referendari, è interessante vedere come si sta evolvendo a questo punto la discussione, che è ormai passata definitivamente a come realizzare questa volontà chiaramente espressa.

Al di là dello schieramento politico, che non ci interessa delineare, per il momento, sembra riaprirsi quell’antica contesa tra romantici e futuristi dei primi del Novecento, che questa volta ha per estremi da una parte coloro che vorrebbero rivivere la Milano di Leonardo da Vinci e dall’altra parte coloro che con una spinta più creativa vorrebbero trasformare una città, che non è più quella del passato.

Molti progetti sono stati fatti e saranno presentati: cerchiamo un “centro di gravità permanente” che darà originalità alla soluzione conciliando questi estremi. Ecco delle linee guida, espresse molto bene nell’articolo di Jacopo Gardella (Arcipelago Milano – Navigli: sempre e solo progetti? 12/07/2011), da cui prendiamo spunto aggiungendo le nostre considerazioni:

  • atto d’amore: la riapertura vista come una realizzazione dell’amore istintivo dei milanesi per la propria storia.

    Noi ci teniamo a considerare che questa intuizione “irrazionale” è probabilmente dovuta al fatto che l’acqua è semplicemente l’elemento più importante per la vita e al benessere di tutti nel passato come oggi, ed è effettivamente una soluzione ambientale che convive con gli altri due quesiti referendari largamente approvati: la pedonalizzazione del centro e la riduzione del traffico veicolare con una pollution charge, che nell’insieme costituiscono l’approvazione a un forte ripensamento di una città pesantemente inquinata che cerca la sua strada verso un progresso ambientale eco-sostenibile, in controtendenza alle scelte finora attuate (che hanno le loro radici nel periodo degli ideali futuristi).

  • riapertura come operazione di profitto: la riapertura vista come intervento strategico fondamentale per la gestione economica della città dal punto di vista dei trasporti e del turismo, ovviamente con intenti ben diversi dalle funzioni industriali della Milano del secolo scorso.

    Noi pensiamo che l’aspetto economico, in un certo senso, dovrebbe meno preoccupare, giacché il progetto di per se è un volano per rilanciare l’economia a Milano, già al centro dell’attenzione internazionale dell’Expo, se esce, beninteso, dall’ingranaggio della gratificazione economica della casta e delle lobby.

  • La riapertura dei Navigli non è una replica tratta dal passato, ma una innovazione rivolta al futuro.
    Come nella migliore tradizione italiana a partire da Leonardo, fino ad arrivare alle migliori stagioni del design italiano, la forma segue la funzione, e il progetto estetico avrà la sua valorizzazione assoluta nella funzione che svolgerà.
    Noi non possiamo che ribadire il fatto che i milanesi hanno detto due cose molto chiare in merito, i Navigli vanno riaperti e devono essere funzionali.
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